Essere autentici

L’abito della festa

Forse ti domanderai perché voglio raccontarti cose che, apparentemente, non hanno molto a che vedere con ciò che svolgo attualmente. Provo a spiegarmi con un’immagine che a me piace definire l’abito della festa.

Quando scriviamo il nostro curriculum vitae è un po’ come se indossassimo l’abito più elegante che abbiamo, quello più prezioso. Vogliamo apparire quanto più belle o più belli possibile. E forse, quel giorno, indossando quel vestito, riusciamo ad apparire quasi perfetti: le scarpe lucidate correttamente, la giacca che sembra cucita addosso e l’accessorio più alla moda. Cerchiamo di offrire la versione migliore di noi stessi. Ma forse non è esattamente così. E questo è un aspetto che ho imparato a conoscere grazie al coaching. Sotto questa sorta di bellissima maschera, si cela molto altro che costituisce un valore immenso: la parte più autentica di noi.

Tornando alla metafora dell’abbigliamento, infatti, possiamo affermare che a casa, nei nostri armadi, c’è altro oltre a quel vestito elegante, molto altro che ci appartiene: la vecchia tuta che indossiamo per guardare la televisione, la camicia con i polsini consumati, la gonna un po’ fuori moda, quelle scarpe malandate ma che adoriamo ancora così tanto.

Ecco, io penso che ognuno di noi sia un po’ tutto questo, siamo “l’abito prezioso” che vestiamo per la serata di gala, siamo “il maglione fatto dalla nonna” nel quale ci avvolgiamo quando abbiamo bisogno di coccole, siamo “la gonna corta” per sedurre, siamo “la maglietta stropicciata” delle cene sul divano, e siamo ancora molto altro. E, sono convinto, sia bello così.

Il coaching, nella mia visione, è un metodo strutturato per far emergere tutti i tuoi “abiti”, le tue qualità e attitudini che possono rivelarsi risolutive per affrontare il tema che porterai alla mia attenzione.

Un po’ di me

Mi chiamo Stefano Tuccillo, sono un coach. Classe ’75, vivo e lavoro a Verona e Milano. Amo i cani e abito con una boxerina di nome Fanta: un cuore che batte nella mia casa, un’anima da abbracciare, il nervoso delle levatacce mattutine anche nei giorni di freddo e pioggia, uno sguardo capace di mettermi in pace col mondo.

Il resto del mio tempo lo dedico prevalentemente alla mia professione che svolgo con entusiasmo e passione, studio e mi aggiorno costantemente per incrementare le mie conoscenze e migliorare le mie attitudini.

Un passo indietro

Infanzia e formazione

Faccio un passo indietro: madre tedesca, padre napoletano, cromosomi che mi fanno nascere “pel di carota” e un mix caratteriale fatto di rigore e spontaneità. I primi anni della mia vita li trascorro come tanti altri bambini: riservato, un po’ mammone, con una grande fantasia e tanta voglia di sognare.

Cresco in una famiglia che mi circonda di amore (che fortuna!) e dopo anni passati a giocare, inizio il mio percorso formativo: elementari, medie, liceo classico (che dolori con latino e greco!!!), poi l’Università. Nel 2001 mi laureo in Giurisprudenza presso la Statale di Milano. Un voto non brillantissimo ma la soddisfazione di essere diventato dottore in legge.

Sono anni intensi: studiare in una nuova città, le amicizie fraterne, i primi viaggi, le marachelle, i sogni ed i piccoli e grandi “fantasmi” che tutti noi ci troviamo ad affrontare quando cominciamo a mettere il naso fuori dalla porta di casa.

La passione diventa lavoro

Milano e dintorni

Terminati gli studi universitari, maturo un’esperienza annuale in uno studio legale, una fase della vita che mi fa capire che avevo voglia di altro. Cominciano così, anni ricchi di soddisfazioni professionali. Nel 2003, dopo un anno di studi, conseguo il Master Universitario in “Risorse Umane ed Organizzazione” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed inizio a lavorare nel mondo delle Human Resources.

Faccio parte degli uffici HR di importanti aziende multinazionali come Tenaris Dalmine, Oracle, MorseTec Europe, occupandomi di sviluppo organizzativo, formazione e selezione del personale.

Mi appassiono, sopra ogni cosa, al tema dello sviluppo del potenziale delle figure manageriali e porto in azienda progetti ideati per costruire percorsi di crescita. Significa non solo leggere il ruolo organizzativo in termini di competenze professionali necessarie, ma, soprattutto, fare attenzione alla persona: definendo un percorso di crescita che la veda protagonista nella costruzione e nello sviluppo di una professionalità coerente con le proprie competenze, le proprie aspettative, il contesto organizzativo nel quale è inserita e con l’organizzazione di riferimento.

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